mercoledì 10 aprile 2013

COMMENTO ALLA SPLENDIDA SERATA DELL'INAUGURAZIONE DELLA "ROSA DEI VENTI" AL MUSABA

... anche se con mesi di ritardo rispetto all'evento voglio offrirvi queste mie riflessioni che sono state proposte alla cronaca locale Buona lettura!




    Leopoldo Trieste, grandissimo attore calabrese e volto  amato dal grande regista Federico Fellini al punto da avere recitato nella maggior parte dei film del Maestro, dopo aver conosciuto Nick ed avere visitato le meraviglie del MuSaBa  ha esclamato: “Come avrei voluto che Federico fosse ancora vivo! Lo avrei portato qui e lui avrebbe amato tantissimo questo luogo!”.  Anch’io, appressandomi a fornire un breve racconto di quanto ho avuto il sublime piacere di vedere e vivere Sabato 7 luglio 2012 dalle 17 fino  a notte inoltrata, porto dentro un’invincibile nostalgia ed un sentimento di frustrazione nella descrizione perché avrei voluto che tutti gli amanti dell’arte e del bello e le persone dotate di sensibilità e cultura si unissero ai già tanti presenti in quell’incantevole cornice del Musaba per esperire esteticamente gli straordinari eventi che si sono susseguiti in quell’ occasione unica. Il luogo – già magico ed ipnoticamente attraente in condizioni normali – ha letteralmente preso vita, palesando il suo “Genius Loci” che poteva essere percepito ed inteso essendo emanato da ciascun metro quadrato dei suoi sette, preziosi e significativi, ettari di estensione. È proprio vero: sembrava di essere caduti in una dimensione spazio-temporale diversa, come accadeva, appunto, assistendo  ai più visionari dei film di Fellini dove tutto poteva accadere. L’illuminata regia di Hiske Maas e Nick Spatari è riuscita infatti a replicare il miracolo che avviene nelle epiche e commuoventi opere del Maestro Spatari: come in un caleidoscopico e straordinario mosaico, infatti,  le Street Performances tra le opere del Parco MUSABA (definite MUSABusking ), hanno consacrato, artisticamente parlando, la nuova ala del Museo.  Con l’aiuto di uno staff di giovani e talentuosi amici artisti – sono stati “celebrati” una serie di riti in cui le immagini, i suoni, i colori, i corpi, i gesti e le danze , il fuoco ed i cibi, hanno  onorato la Madre Terra  e il Dio della Creazione (comune a tutti i credi religiosi) regalando ai presenti momenti e sensazioni indimenticabili.

 
Cercando di raccontare l’evento tenendo conto di un necessario ordine cronologico (anche se il tempo sembrava dilatarsi o restringersi in modo inconsueto a seconda delle occasioni), bisogna fare cenno delle tante Street Performaces succedutesi all’inaugurazione della nuova ala del Parco Museo. La prima performance, appena fuori dalla nuova ala del Museo l’hanno offerta due performer donne che, accompagnate dal sottofondo musicale di un bravissimo sassofonista,  hanno creato un’opera di body art. Utilizzando un grande foglio bianco, ai cui lati erano posti diversi piatti contenenti colori naturali, dei pennelli con cui coloravano i loro corpi, ed i loro corpi come pennelli viventi, hanno dato vita ad un’astratta e coloratissima composizione interpretando diverse scene con movimenti di danza e momenti di recitazione. Come ogni performance artistica, la dimensione del tempo, la presenza del pubblico e la sua interazione (con  diversi commenti ed atteggiamenti) hanno giocato un ruolo decisivo. Il significato che è sembrato evidente trarre dalla visione delle varie scene, è stata la rappresentazione delle varie pulsioni umane mitigate o esasperate dal contatto diretto con gli elementi della natura che riportava il soggetto umano alla sua effettiva proporzione rispetto alla grandezza prevaricante di quelle naturali:  solo l’offerta del colore e della creatività che da esso scaturisce può riacquistare il senso del sacro che c’è nel rapporto tra uomo  e natura e pacificare gli elementi riportando armonia nel creato.



 In vari e strategici punti del Parco, intanto, già si erano sistemati gli artisti – musicisti che hanno offerto il percorso sonoro della manifestazione. Fra questi citiamo i sorprendenti Marco Magrelli, Maria Lina Strancati, Massimo Tirino, Maria Todaro e Lorenzo Aristodemo che hanno deliziato gli astanti con straordinarie Jeam Session condite da danze e poemi gestuali. Notevole è stata quella ospitata nel cortile del Chiostro conventuale  in cui Lorenzo Aristodemo , accompagnandosi con tre diversi Didgeridoo (antico strumento  – in essenza di Eucalipto o bambù - ad ancia labiale degli australiani aborigeni) di diversa lunghezza, ha fatto ascoltare dei suoni che comportavano variazioni timbriche e tecniche esecutive notevoli. La suggestiva cornice, la danza contestuale e l’accompagnamento delle percussioni ha sublimato l’arcaico suono offrendo uno spettacolo indimenticabile.
Poco più distante un artista ha mirabilmente modellato nell’argilla un monumentale corpo dormiente con il sottofondo di un trio formato da chitarra, basso elettrico e percussioni.
La successiva tappa alla sala attigua alla Chiesa di Santa Barbara (ospitante il capolavoro di Nick Spatari “Il Sogno di Giacobbe”), ha condotto il pubblico alla fruizione di due altri due interventi presenti nella scaletta: la relazione del sottoscritto e la proiezione del film documentario “Futuro Arcaico” di Michele D’Ignazio e Lorenzo Aristodemo.



   Per quel che riguarda l’intervento del sottoscritto, fortemente voluto da Nick ed Hiske, vale la pena precisare che nelle locandine d’invito era stato presentato come “Impressioni dell’Arch. Cosimo Griffo”: l’onore accordato allo scrivente di portare a termine tale arduo compito, non ha mancato di procurare viva preoccupazione data la qualità e l’autorevolezza di quanti prima e meglio del sottoscritto e avevano assolto egregiamente al ruolo di parlare dell’opera di Spatari. Le strategie adottate per superare un iniziale imbarazzo e la sensazione di inadeguatezza (non è facile dire cose interessanti su qualcosa che i nostri occhi riescono a cogliere nell’immediatezza, senza bisogno di commento, come oggetti di rara bellezza), sono state due. La prima era quella di riportare la sintesi dei reportage fatti nei blog dei miei alunni in occasione della prima vista al MuSaBa:  tale espediente mi avrebbe consentito di documentare come la Calabria del futuro sta tutta dalla parte di Spatari, dal momento che tutti hanno riportato entusiastici commenti e considerazioni di altissimo profilo  e valore simbolico su quanto avevano visto  e fatto al MuSaBa.

Mi sembrava importante anteporre le loro considerazioni a quelle personali convinto e conquistato dalle parole di Marcel Proust che affermano: “…Viaggiare non significa conoscere nuovi posti, ma vedere con occhi nuovi”:: gli entusiastici commenti dei ragazzi sull’opera di Spatari mi sono sembrati appunto  quegli occhi nuovi che risarciscono Hiske e Nick di tutte le difficoltà e le bassezze che hanno dovuto sopportare per arrivare fin qui. Un problema tecnico non ha consentito di vedere le slide preparate ed all’inconveniente ha dovuto sopperire una spiegazione del sottoscritto contenuta nel più breve tempo possibile.




La seconda strategia, dettata dall’esigenza di non parlare a lungo per non annoiare i presenti, e per contenere il fiume di parole che avrei rischiato di riversare sui poveri uditori, è stata quella di trasformare l’intervento in una vera e propria performance in tema con il clima di creatività che stavo assaporando. Rischiando il tutto per tutto ho deciso di condensare l’intervento in un componimento in versi  (per la maggior parte endecasillabi) a rime alternate: ne è venuta fuori un’ode all’opera di Nick e Hiske dal titolo  “Ab Urbe condita … da gente asittita” (allegata alla presente), nella quale è tracciata una sorta di summa di tutti gli interessi e le imprese del Nostro.  Non avendo mai sperimentato prima tale approccio, e non essendo un poeta per professione e vocazione, ho inteso questo gesto come un doveroso omaggio creativo fatto con l’atteggiamento generoso ed un poco incosciente di chi si presenta nudo davanti ai propri interlocutori (come le brave performer della  body art cui avevo assistito poco prima).Strano a dirsi l’operazione sembra aver avuto successo a giudicare dal gradimento del pubblico e dei lusinghieri apprezzamenti ricevuti in seguito (probabilmente dovuti alla gratitudine per la brevità dell’intervento!).  Per risarcire i lettori delle “impressioni dell’architetto” promesse sull’invito dirò, in calce alla presente, quello che la visione della Rosa dei Venti ha suscitato al mio spirito critico.

   Lo splendido documentario "Futuro Arcaico"  (il cui titolo è mutuato da una definizione dell’opera di Spatari data da Bruno Zevi), si presenta nella sua sinossi come: “Un mosaico di immagini in cui Hiske Maas incastra i  tasselli che descrivono il MUSABA e Nik Spatari ci mette i colori. Una  visione che contempla ed esalta l'immensità degli spazi, dove luce,  forme e colori, sia terrestri sia astrali, sono parte di un'architettura materiale ed eterea, bagnati dal nucleo dello spettro solare. Luci e colori esplodono e si urtano, dando un’apertura tridimensionale di un tutto, l’essenza, l’energia della vita e dell’attrazione spirituale, che invade gli esseri e le cose che ci circondano da qui all’eternità”. Tali ambiziosi obiettivi possono dirsi realizzati nelle immagini del film documentario che sono riuscite nell’intento di cogliere con bellezza e naturalezza la straordinaria personalità e l’inimitabile work in progress del MuSaBa.. Chiunque conosca Nick ed Hiske non può non riconoscere nel montaggio, nei testi e nelle sequenze filmiche e sonore la disarmante semplicità con cui i due artisti raccontano la storia di un’impresa immane e bellissima.



Dalle ventuno  in poi  l’aperitivo ed il seguente buffet offerto nella sala e nel  chiostro ultra colorato della Foresteria – piacevolmente accompagnato dal sottofondo musicale di una cantante dal suadente e bellissimo timbro vocale - ha offerto ai presenti un vario ed abbondante assaggio delle tante prelibatezze locali e di raffinate preparazioni esotiche curate dallo stesso Nick (notevole il riso alla spagnola con stocco, mandorle, uvetta ed arance). La parentesi della ristorazione ha lasciato lo spazio finale ad un fuoriprogramma  etnico assai suggestivo e coinvolgente: un’ultima Jeam  Session in cui tutti gli artisti hanno dato il meglio di se fino a notte fonda  ( circa le due).













Anche una splendida Luna si è affacciata ed è rimasta a lungo sospesa sul tetto della Chiesa soprastante l’acrocoro ed una leggera brezza fresca ha premiato i presenti alla fine di una calda giornata. L’Ombra della Sera, benevola presenza gigantesca e nume tutelare del MuSaBa ha continuato benevolmente a vegliare sul sonno degli ospiti che si sono trattenuti nella foresteria  (le cui camere sono delle vere e proprie opere d’arte).









Cosa ho sognato? L’incanto di una splendida giornata, trascorsa con persone speciali nella già magica cornice del MuSaBa che diventa mozzafiato quando la notte cala e la luce delle stelle, non disturbata da inquinamento luminoso,  penetra dalla cima degli alberi e si mescola alla natura stessa dei colori.







Critica architettonica del nuovo edificio della “Rosa dei Venti”

   Come promesso precedentemente, occorre, in conclusione, dire dell’impressione suscitata al sottoscritto dal nuovo edificio detto  “Rosa dei Venti”. La sua volumetria si presenta come un etereo involucro di pianta esagonale, le cui superfici murarie vibrano cromaticamente virando dal colore bianco grigio a quello paglierino bronzato della pietra locale in contrasto dicotomico con gli accesi colori complementari degli spigoli dei cantonali, della decorazione delle finestre e dell’articolata copertura. La sapiente alternanza dei vuoti di diversa forma e dimensione è conferita all’insieme dalle finestre impreziosite alla maniera Le Corbusierana, tanto familiare a Nick, da Brise-soleil che però sposano la genialità creativa di Gaudì essendo rivestiti da colorate mattonelle. L’impressione  di trovarsi di fronte ad un edificio del grande architetto Catalano è accentuata dalla rampa di dolce pendenza che dall’esterno collega i due livelli dell’edificio: mitico percorso avvolgente, scandito da oggetti d’arte e da un pinnacolo colorato che ricorda uno scorcio del Parco Guell di Barcellona.


La copertura della solida rampa è colorata al pari del tetto dell’edificio e gli esili pilastrini che la sorreggono formano delle sequenze di cornici che inquadrano il verde paesaggio sullo sfondo e l’azzurrissimo cielo.  L’edificio è funzionalmente strutturato su due livelli in cui predomina l’open space: nel livello terreno troviamo la grande sala espositiva che ospita una retrospettiva pittorica dI Nick Spatari (attualmente sono oggetto di esposizione le opere del cosiddetto Dinamismo Etnico-Mitologico). Nel pavimento troviamo uno straordinario mosaico che riproduce, in grandi proporzioni, la dea Persefone (raffigurata con il volto di Hiske, fortunata musa ispiratrice di Nick). Raggiungendo il secondo livello per il tramite d’una suggestiva scala, proviamo lo stupore della visione della seconda sala: la copertura a volte lignee con le caratteristiche vele triangolari incrociate (che all’esterno forma la coloratissima “Rosa dei Venti”), è forata da lucernai rettangolari che filtrano fasci di spirituale luce colorata.


Questi originali spot creano una sorta di  vortice cromatico che illumina una precisa parte del pavimento: un foro quadrato nel solaio, incorniciato da un elegantissimo mosaico di due uccelli, al cui centro c’è una teca in cristallo. Nella teca sono state disposte, in modo apparentemente casuale, una serie di conchiglie di varia forma e dimensione: è una precisa citazione in immagine delle conchiglie con cui Spatari componeva i corpi ed i volti di donna nelle sue fasi pittoriche del cosiddetto Dinamismo FantasticoDinamismo Totemico. La sequenza è troppo ben calcolata per non renderci in grado di trarne un significato apparente:  Il centro del mondo di Nick, del suo orientamento e della sua identificazione coincide con il centro della Rosa dei Venti e dunque col punto più alto dell’acrocoro di Santa Barbara (luogo simbolico del suo paese natale).


In questo punto ben preciso dell’universo il tempo e lo spazio s’incontrano ed il cielo sposa la terra coi suoi raggi di luce colorata: l’evento trasfigura i confini fisici annullando la materia (il pavimento scompare), la trasparenza del cristallo filtra la luce e la mescola con l’eterna essenza della natura (le conchiglie) che, ancora una volta, fanno apparire il volto di Hiske,  l’amata. Tutta la meraviglia e lo stupore che l’abitare questo luogo emana  condensa tutto ciò in cui l’essere duale Nick ed  Hiske crede: l’amore, la creatività, la solarità, il colore e la luce.


 La sala è infatti dominata dallo straordinario pannello tridimensionale “Nick Hiske e Musaba” (tecnica mista su multistrato dalle dimensioni ragguardevoli di 600 x 300 cm) che racconta esemplarmente, in immagini e simboli,  la  storia di un uomo, di una donna e di un luogo e della circolarità dell’amore che lega questi tre elementi fatti di “natura cristallina” come Spatari usa dire dei corpi cosmici. Non stupisce il fatto che Nick e Hiske abbiano scelto di spostare la loro abituale dimora in questo straordinario edificio:  è un luogo “parlante” in cui ciascuna pietra, ciascun legno,  pezzo di vetro,  ceramica e laterizio sussurra (ed a volte anzi urla) la storia di un amore che supererà i confini del tempo e dello spazio.  I novelli amanti dei nostri giorni dovrebbero recarsi in pellegrinaggio in questo luogo che spiega l’amore infinitamente meglio del triste ed anonimo balcone di Verona in cui si crede ambientata la scena del dialogo sceakspiriano  di Giulietta e Romeo.



 Il progetto architettonico del MuSaBa prosegue dunque con la pervicacia e la determinazione di Hiske Maas e Nick Spatari contro tutto e tutti, contro una burocrazia buona sola a porre ostacoli sul loro cammino, politici sordi alle attese dello sviluppo culturale dei nostri luoghi ed istituzioni culturali troppo schierate per accogliere con benevolenza i coraggiosi progetti degli outsider. La stella polare che guida le intenzioni progettuali è sempre quella che informava il disegno originario che vasta eco ebbe su riviste internazionali di settore e soprattutto  su “L’Architettura” magistralmente diretta da prof. Bruno Zevi. Quest’ultimo, recensendo il progetto , ebbe a scrivere: “… è un Museo Scuola Laboratorio unico nel suo genere in Italia sormontato da un levitante involucro di vetro rame e legno, assomiglia ad una montagna che si muove che vola come un uccello sugli strapiombi dell’acrocoro e sul fiume Torbido. ..” Ed il tetto della Rosa dei Venti simula davvero lo spiegarsi ed il contrarsi nervoso delle ali di un uccello che sorvola dall’alto la fiumara: probabilmente quello stesso uccello  che in mirabili frammenti triangolari e variopinti prende forma e vita nel mosaico della sala sopraelevata al cui centro insiste il vuoto di cristallo e conchiglie.


    Il litostroto antistante alla Rosa dei Venti, mostra profondi solchi che definiscono ampi triangoli  col vertice rivolto verso l’edificio (come dei grandi raggi che trovano la loro fuga prospettica nella struttura del “Concetto Universale” (simbolo e logo del MuSaBa) che si protende verso il cielo: quasi una sorta di pista di decollo per le  destinazioni astrali suggerite dall’inclinazione della colorata struttura (immagine molto opportunamente ed abilmente colta e rappresentata nel film documentario “Futuro Arcaico” proiettato in anteprima nella serata dell’inaugurazione alla presenza degli autori Michele D’Ignazio e Lorenzo Aristodemo.



                                               




domenica 8 luglio 2012

AB URBE CONDITA...DA GENTE ASITTITA (OMAGGIO A NIK SPATARI)

Ieri ho avuto il grandissimo piacere di partecipare all'evento dell'inaugurazione della Rosa dei Venti al MuSaBa di Mammola (RC)... a breve il puntuale reportage dell'evento. Per ora vi anticipo che è stato un puro godimento dell'anima, dei sensi e del gusto, condiviso con i miei più cari amici e con la stupenda gente presente fino alle 2 di notte tra balli, canti e performance artistiche nell'incanto di una notte fresca e stellata nella magica cornice del MuSaBa... sogno irripetibileHiske e Nick mi hanno dato l'onore e l'onere di dire qualcosa sul MuSaBa ai convenuti... l'ho fatto dandomi delle regole per non parlare troppo: scrivere in versi a rime alternate possibilmente in endecasillabi: ne è venuta fuori un'ode che allego per i più curiosi (è addirittura piaciuta al pubblico!) 


AB URBE CONDITA… DA GENTE ASITTITA

(con vera gratitudine da Cosimo Griffo)

Mesopotamia, culla della vita
ove UR si compì e Giacobbe visse,
nacque da te il popolo Ittita
di cui il grande Nick tanto ci disse.

Avidi di gloria e di conquiste
presero le terre dopo i mari …
recando arti mai fatte e viste
dettarono sapienza ai nostri avi.

I primi padri che posso dire miei
furon Fenici, Sumeri, Semiti,
Nordafricani e Indoeuropei
coi popoli locali quindi uniti.

Ausoni, Siculi ed Etruschi,
Villanoviani e genti locali,
fra pace guerre e tanti fatti bruschi
“Itali” furon e noi siamo tali.

 Dal regno ittita della margherita
(poi pure nel MuSaBa rinvenuta)
or dunque la Calabria prese vita
prima che il greco e Roma l’ebbe avuta.

Nella Valle del Torbido, MuSaBa:
torre d’Hipponion, Medma e Lokroi
nasce da Nick e Hiske come fiaba
per dare l’arte vera a tutti noi.

Novello San Francesco lascia tutto:
la fama, ampiamente ricevuta,
a Mammola ritorna “ex abrupto”
per riparar la Chiesa che è diruta.

Con Hiske, sua compagna battagliera,
riporta il sole con l’arcobaleno:
la dove solo sterpi e rovi c’era
di splendida bellezza è ora pieno.

Dal centro di bellezza e di cultura
irradia la sua arte e la sua scienza
unendo storia e mito con natura
carpendone spirituale essenza.

C’illumina su ciò che più gli piace
facendo pur scoperte clamorose:
da quelle sopra i Bronzi di Riace
a chiese che lui sol rese famose.

Studiò la Chiesa Grotta di Martone
ed anche San Nicola a Patamia,
copiando fregi schemi e loro icone
con San Teodoro pure d’Anania.

Della Cattolica di Stilo disse pur,
di Paolo di Tarso e del suo viaggio
ed anche del Palazzo di Sciapur,
mostrando grande intuito e coraggio.

  Sant’Anna di Damasco, San Giorgio Mitilene,
Göreme in Cappadocia, Mosaico d’Edessa,
descrive e narra come si conviene
dai riti già pagani al celebrar di messa.

Parlando del Tôfet ci spiega di Gerace,
di quando si saziavano gli dei
buttando creatur nella fornace
che piango ancora come figli miei.

Fra tutte, la scoperta sua più bella,
fu Persefone in Trono Ludovisi,
che dal locrese Tempio di Mannella
pur dalla Suonatrice fur divisi.

E ancora vide il Giovane di Mozia.
l’Apollo di Veio e il Celtico Morente;
la croce di Polsi che pare di Scozia,
stupendo coi suoi studi tanta gente.
  
Ed esemplari sono i suoi disegni:
da quei d’Architettura ai tipi dei suoi visi
che mostran proporzione e vari ingegni
di magica bellezza tutti intrisi.

Le Corbusier, Picasso, Sironi e Cocteau,
Max Ernst, Giacometti, Rotella e poi Carrà
son solo pochi nomi con cui collaborò
per inventar quell’arte che ancora ci darà.

Del Dinamismo è genio ed è riferimento,
il Prismatismo inventa, ancora non trentenne …
qualsiasi cosa fa rivela il suo portento:
la terra di Calabria un vero genio ottenne!

Con Preti e con Boccioni,
Rotella e Nick Spatari
le calabre invenzioni
dell’Arte sono fari.



mercoledì 25 aprile 2012

PROVE TECNICHE DI SFILATA...



Ecco qualche immagine delle divertenti prove dii sfilata di giorno 24 Aprile... che ne dite? A me sembrano già quasi perfette!
















La fase di orientamento si è conclusa con promettenti risultati: in bocca al lupo a tutti noi per la delicata fase di Stage!!!

martedì 17 aprile 2012

VETRINA PER VIZZA M. CONCETTA

Lo Stage moda prosegue il suo cammino ed è giunto quasi alla fine della sua fase di orientamento (manca un solo incontro e la redazione del progetto di stage (verifica). Tutte le corsiste sono ammirevoli per il loro impegno, ma occorre premiare la passione e la buona volontà di una delle corsiste per aver già prodotto molti brillanti materiali. anche a vantaggio delle altre corsiste pubblico di seguito alcuni disegni relativi al progetto d'abito di Maria Concetta Vizza perché sono emblematici di quello che ci si attende per la verifica intermedia. Bravissima, sei nata per questo lavoro!


Modello di partenza

Fronte - intero

 
 
 Retro - intero

 Fianco - intero

 Fronte - piano americano

 Accessori vari



 Fronte - intero

Al lavoro sui tessuti con Ylenia (M. Concetta è la prima di sinistra)


Scusandomi per la qualità delle foto (volutamente a bassa definizione per motivi tecnici) faccio ancora tanti complimenti a Maria Concetta... quando diventerai famosa mi firmerai una cravatta?!!!
BUON LAVORO A TUTTE LE STAGISTE!